Biocarburanti: il futuro dell’auto è green secondo Mazda

Non solo elettrico: la mobilità del futuro è alimentata anche grazie ai biocarburanti.

Mazda è il primo produttore di automobili a entrare ufficialmente nella eFuel Alliance. Ne ha dato l’annuncio nella tavola rotonda “La strada per la mobilità del futuro“.

Al dibattito presenziano diverse realtà, dai produttori ai distributori, dall’industria all’università. Nel dettaglio abbiamo: Wojciech Halarewicz, vice president sales & customer service, Roberto Pietrantonio, amministratore delegato di Mazda Motor Italia, Davide Bonalumi, docente di sistemi energetici al Politecnico di Milano e Giuseppe Ricci, direttore generale energy evolution di ENI e presidente di Confindustria Energia.

Il punto caldo della discussione sono i biocarburanti e i cosiddetti eFuels, combustibili sintetici a impatto ambientale vicino allo zero.

La transizione all’elettrico non avverrà tutta in un giorno e questi nuovi modi di alimentare auto, e non solo, agevoleranno il passaggio generazionale. In questo articolo, scritto insieme a Matteo Grignani della Concessionaria Grignani, scopriamo i loro punti di forza e il motivo per cui Mazda ha deciso di investire su i biocarburanti e sulle nuove relative tecnologie.

Biocarburanti ed eFuels: cosa sono

Con biocarburanti intendiamo tutti quei materiali organici che, se trattati, producono materiale utile all’alimentazione di un motore.

Spesso si tratta di rifiuti e residui: mais, paglia di riso, residui boschivi, sprechi alimentari e altro. Queste materie quando bruciate restituiscono all’aria la CO2 fissata in precedenza avendo un impatto sostanzialmente neutro sull’ambiente.

Il grande punto di forza di questa tipologia di alimentazione, oltre all’impatto ambientale molto basso, sta proprio nel fatto che l’energia viene ricavata con i rifiuti. L’Italia, infatti, non è un Paese ricco di materie prime e, allo stesso tempo, ha un problema proprio nella gestione dei rifiuti, tanto da doversi appoggiare a discariche estere per smaltirli. L’arrivo dei biocarburanti ci permetterebbe di sfruttare i nostri scarti e ridargli un valore, anche economico.

L’altra faccia della medaglia si chiama eFuels. In questo caso parliamo di veri e propri combustibili sintetici costruiti artificialmente unendo molecole di idrogeno e carbonio. A differenza di diesel e benzina, questi carburanti non introducono altra CO2 nell’aria, ma utilizzano quella che già c’è, avendo da questo punto di vista un impatto ambientale pari a zero.

Anche gli eFuels convengono e sono facilmente generabili in fabbriche dedicate. Entrambi i sistemi si implementerebbero senza che siano necessarie modifiche tecnologiche sistematiche: possono essere utilizzati gli erogatori di benzina già presenti sul mercato ad esempio. Proprio per questo, eFuels e biocarburanti risulteranno ‘familiari‘ ai guidatori e saranno adottati senza troppi timori.

Mazda e gli eFuels

Wojciech Halarewicz durante la tavola rotonda ha tracciato chiaramente la direzione dell’azienda verso i biocombustibili in attesa che l’elettrico prenda piede.

Il Vice Presidente della Comunicazione di Mazda, infatti, è convinto che la transizione verso l’elettricità non sarà immediata, dato che gli impedimenti sociali e tecnologici sono ancora molti. Le reti di ricarca sono ancora incomplete, la conoscenza dei sistemi elettrici è ancora bassa e i prezzi troppo alti. Mentre aspettiamo che le cose cambino, non si può stare con le mani in mano e bisogna migrare verso combustibili più sostenibili per facilitare la transizione. Da qui gli eFuels.

Gli eFuels rappresentano un’opportunità, sia per l’ambiente che per l’economia e sono l’anello mancante che ci traghetterà verso l’elettrico.

Entro il 2030, un quarto delle auto targate Mazda sarà elettrica al cento per cento, mentre le altre saranno ibride o ibride plug-in. Guardando avanti, quindi, il motore a scoppio non scomparirà nel giro di poco ed è sbagliato sottovalutare una sua possibile conversione al green.

Per questo Mazda entra a far parte della eFuel Alliance come prima azienda costruttrice ad aderire. La speranza è che l’Alliance si allarghi, trovando nuovi membri il prima possibile: lo sforzo congiunto di tutti può accelerare notevolmente il cambiamento.

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