Il primo caffè italiano

Nel Suditalia ci vantiamo di essere i migliori della penisola per uso e consumo di caffè, l’espresso napoletano crediamo sia qualcosa di indimenticabile. Ma è davvero nato a Napoli?

Grazie alla collaborazione con “www.signorcaffe.it” abbiamo scoperto qual è la verità sulle origini del caffè in Europa, in Italia ed a Napoli.

Dalle origini all’Europa.

La pianta del caffè si suppone sia stata usata per la prima volta come bevanda nel XVII secolo, è originaria dell’Etiopia, precisamente dalla provincia di Kaffa ed il nome deriva dalla parola araba “qawhe” con cui si indicano le bevande per le quali è essenziale l’uso di vegetali.
In Europa invece il caffè è arrivato per la prima volta a Malta, che all’epoca faceva parte del Regno delle Due Sicilie, attraverso la schiavitù di musulmani che lo preparavano secondo la loro tradizione.
In breve tempo divenne molto popolare ed iniziarono a diffondersi veri e propri luoghi dove poter degustare questa prelibatezza. Col tempo alcuni studiosi iniziarono anche a studiarne le varie proprietà quali l’effetto energizzante e rigenerativo.

Il caffè in Italia.

In Italia invece il caffè è approdato per la prima volta a Venezia grazie agli scambi mercantili tra la Repubblica di Venezia, che possedeva uno dei principali porti europei, ed i musulmani del Nordafrica, dell’Egitto e dell’Impero ottomano. La bevanda iniziò pian piano a diffondersi tra l’aristocrazia e soprattutto nell’Università di Padova. Uno dei primi veri e propri caffè inteso come bar venne inaugurato nel 1645 proprio a Venezia.
Ma allora quando è che è arrivato a Napoli?

Il caffè a Napoli.

Il caffè nel Suditalia è arrivato solo in seguito sempre per vie marittime tramite i porti di Napoli e Sicilia. Per quel che riguarda l’utilizzo, i primi furono i ricercatori della Scuola Medica Salernitana, i quali utilizzavano la pianta per scopi medici; ma il caffè divenne presto patrimonio della cultura napoletana grazie alla grande diffusione della “cuccumella” o meglio nota caffettiera.

A fronte di tutto ciò quindi siamo giunti alla conclusione che il caffè non nasce nel Suditalia nè tantomento che Napoli sia stata la sua culla ‘italiana’. Ciò non toglie che nella cultura napoletana sia presente molto più che in altre tradizioni e che il suo utilizzo sia molto più diffuso.
In un bar medio di Napoli, il consumo giornaliero di caffè è di tre chili, cioè il triplo rispetto al resto d’Italia. Inoltre vengono servite circa 400 tazzine al giorno per ogni struttura. Numeri da capogiro!
D’altro canto esistono alcune notissime tradizioni della cultura napoletana legate al caffè.

Ad esempio è noto ‘il caffè sospeso’ che consiste nel lasciare un caffè pagato al bancone per chi non può permetterselo o semplicemente per gentilezza nei confronti del prossimo che si appresterà a berne uno.

Altra tradizone è quella del “cuonzolo”, cioè che in caso di lutto si porta il caffè ai familiari del defunto per affrontare al meglio la veglia notturna.
Sappiamo anche che il caffè per i napoletani è un vero e proprio rito che si svolge passo dopo passo seguendo dei rigorosi canoni: si beve prima l’acqua; la tazzina bollente; la chiacchiere e la mancia al cameriere.

Di conseguenza mi sembra quasi scontato dire che il caffè nonostante non nasca a Napoli possa essere definito vero e proprio patrimonio napoletano!

Per concludere questo testo cosa potrei fare se non consigliarvi dove sorseggiare il miglior caffè napoletano? Il rinomatissimo Caffè Gambrinus situato al centro di Napoli, accanto a piazza del Plebiscito è il caffè più importante della città. Quest’ultimo è presente dal 1860, all’epoca col nome di Gran Caffè, ed ancora oggi è meta di turisti e non solo per assaporare tutta la storia del caffè espresso napoletano in un solo sorso rigorosamente in tazzina bollente.

Beh possiamo quindi affermare che la città di Napoli probabilmente presenta la miglior cultura riguardante il caffè nonostante siano passati diversi anni prima dell’avvento della prelibatezza sul territorio partenopeo.

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